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La signorina di Gubbio alle Ceramiche Pucci

di Marina Pescatori

Riportati alla luce il nome, la storia e il ricordo di una giovane ceramista lavorante alla Manifattura di Umbertide nei primi anni ’60.

Fino a pochi anni fa della “Signorina di Gubbio” non si conosceva l’identità. Questo perché col tempo si era perso il ricordo del nome e non era stato possibile reperirlo in archivio.
Pertanto, in occasione della mostra Ceramiche Pucci del 2006 alla Rocca di Umbertide, fu deciso di presentare in Catalogo alcuni suoi pezzi identificando l’autrice col suo soprannome rimasto nella memoria: la signorina di Gubbio, appunto, luogo da cui ogni mattina arrivava in corriera ad Umbertide.

Il Seminario e la Mostra del 2024

Realizzato dalla Fondazione Poiesis con il sostegno della Camera di Commercio dell’Umbria, il Seminario “La Signorina di Gubbio alle Ceramiche Pucci di Umbertide” si è svolto l’11 maggio scorso al Cinema Metropolis di Umbertide.
L’evento in omaggio alla tradizione ceramica cittadina è stato viepiù l’occasione per presentare con una mostra le opere della ceramista e decoratrice identificata finalmente con le sue reali generalità: Irene Biscaccianti (Bologna 15/05/1935 – Budrio (BO) 30/07/2013).
In ragione dell’evento e della mostra – purtroppo aperta solo per pochi giorni – è stato redatto un Catalogo in cui Edvige Pucci (discendente di Domenico Pucci, fondatore della fabbrica nel 1947) ha esposto le sue recenti ricerche sulla “Signorina”, operate a seguito del fortunoso riconoscimento anagrafico.

 

La ceramista Irene Biscaccianti, detta “La signorina di Gubbio”. (dal Catalogo della mostra “La Signorina di Gubbio alle Ceramiche PUCCI di Umbertide. Indagine su un’artista”, Poiesis 2024)

 

La scoperta di nome e cognome, nonché la vicenda che lega Irene Biscaccianti alle ceramiche Pucci, merita il breve sunto di seguito narrato, ricavato appunto dal recente Catalogo “La Signorina di Gubbio alle Ceramiche PUCCI di Umbertide. Indagine su un’artista”. Ad esso rimandiamo per gli approfondimenti, mentre un breve excursus sulla storia della Manifattura e le sue fantasiose creazioni si può leggere in: “Umbertide New Wave. Ceramiche Pucci”, articolo pubblicato su La Gazzetta dell’Antiquariato versione cartacea (n. 248 – Settembre 2016) e su questo sito al seguente link: www.lagazzettadellantiquariato.it/umbertide-new-wave-ceramiche-pucci/.

L’inaspettata scoperta del nome

L’identità della “Signorina” è saltata fuori in occasione di un ciclo di quattro conferenze di Edvige Pucci nell’ambito delle attività culturali dell’Università della Terza Età di Umbertide a fine 2021.
Nel corso del terzo incontro de “Le Ceramiche Pucci, una ‘fabbrica’ di Umbertide nel dopoguerra (1947-1964)” , Luciano Bettucci – uno dei partecipanti tra i molti cittadini che ricordavano eventi, situazioni e aneddoti legati alla Fabbrica – riconosceva nella collaboratrice detta “Signorina di Gubbio” la giovane Irene Biscaccianti da lui frequentata nel 1962.
Dal racconto dell’amico di un tempo, dunque, e dalle successive ricerche di Edvige Pucci è emerso, in sintesi, che Irene Biscaccianti, diplomata alla Scuola d’Arte di Bologna, era abitudinaria di Gubbio dove vivevano alcuni suoi parenti. Negli anni ’50 aveva frequento in paese la bottega del maestro ceramista Aldo Ajò per perfezionarsi nella creazione di oggetti e decori tipici della zona, e fu proprio lui a segnalarla come creatrice artistica a Domenico Pucci.
Nel periodo di collaborazione con la Manifattura di Umbertide (1960-1962), Irene continuò a risiedere a Gubbio, che amava, e vi rimase ancora per circa un anno dopo la chiusura del rapporto di lavoro.

 

Identità culturale del marchio e giusta attribuzione

All’arrivo della “Signorina” alla Pucci, la linea artistica della fabbrica era già in evoluzione, frutto dell’idea di introdurre una fantasia di sapore “naif” nelle forme e nei decori, come testimonia il catalogo del 1957.
In questa nuova visione estetica il lavoro di Irene Biscaccianti andò ad innestarsi con originalità e freschezza tanto da rendere la sua cifra stilistica riconoscibile rispetto a quella dei suoi colleghi.
Come è noto, nel corso di questo ventennio la critica artistica ha riconosciuto alla Pucci – così come ad altre manifatture minori italiane – un precipuo ruolo socio culturale nell’ambito della ceramistica del dopoguerra. Sarà dunque interessante per i mercanti d’arte e per i collezionisti riconsiderare l’attribuzione dei propri pezzi Pucci alla luce della ricerca che ha fatto emergere la biografia dell’artista.
Per il Catalogo e la Mostra “Le Ceramiche Pucci” del 2006 furono selezionate 5 opere della “Signorina di Gubbio”: n. 100, n. 101, n. 102, n. 103, n. 104, scelte da un insieme molto più ampio.
Ad oggi è stato possibile reperire circa altri 50 manufatti che sono stati fotografati, catalogati e schedati. Nel catalogo “La Signorina di Gubbio alle Ceramiche PUCCI di Umbertide. Indagine su un’artista”, Poiesis 2024 , sono presenti immagini di numerosi manufatti dell’artista.

 


In copertina: Irene Biscaccianti, detta “La signorina di Gubbio”, Composizione floreale a mazzetto in ceramica di argilla bianca con decoro policromo, 7x10x11 cm.
(Collezione privata Umbertide. Foto dal Catalogo della mostra 2024)

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